Nessuno Fuorigioco

Ieri siamo andati in trasferta. Non lo facciamo quasi mai. Ce ne stiamo sempre nella nostra tana rispettando orari di apertura e chiusura – questi ultimi difficilmente stabiliti da noi – e raramente mettiamo il naso fuori. Dev’essere qualcosa di davvero importante a tirarci fuori di lì. È capitato, ma diciamo che le volte si contano sulle dita di una mano. Se è difficile tirarci fuori di lì, non stiamo a dire quanto deve essere bella e importante la cosa che ci fa pure cercare l’abbigliamento sportivo negli scatoloni sotto i letti. Di più. Ci poteva riuscire giusto Nessuno Fuorigioco. Il primo Torneo di Calcio a 6 organizzato da loro, una grande giornata di solidarietà, antirazzismo e festa. Non ci abbiamo pensato un attimo: squadra di calcio a 6 di Casseta Popular. “Ma guarda che è domenica mattina…” “Embè?” “Tenete chiuso?” “Certo, apriamo al pomeriggio” – quanta meravigliosa incoscienza governa ancora le nostre decisioni, dopo tanti anni – “Sicuri?” “Possiamo mancare?” “No” “E allora siamo tutti d’accordo”. Squadra fatta. Squadrone, più che squadra: il CCCP, il Circo Calcistico Casseta Popular. Quanta verità può esserci a volte dentro un nome senza che se ne abbia piena coscienza. Spirito dell’Armata Rossa e varietà umana da far invidia a Moira Orfei. Nelle settimane precedenti l’importante appuntamento non c’è stata sera in cui non ci siamo detti: “Allora domani andiamo a correre?” e “Ma alla fine chi è che gioca?” “Tu” “Scordatelo. Io gioco solo nel caso doveste morire tutti” “Guarda che potrebbe pure succedere eh…”. Naturalmente non siamo mai andati a correre, non ci siamo tenuti leggeri, non ci siamo preparati in alcun modo. Abbiamo giusto verificato che al campo fosse presente un defibrillatore. Sabato sera di lavoro e domenica mattina occhiali scuri e tutti al campo, felici e con l’energia di una comitiva di molluschi. Abbiamo giocato con dignità le nostre partite e ci siamo fatti un sacco di risate. Ma tante tante. Poi, ore 18.00, tira su la serranda di Casseta. No, alzala tu ché io non riesco a muovere le braccia. Ieri sera, mentre ci guardavamo con occhi vacui e sulle labbra sempre un “Mi prendi quello ché non riesco ad alzarmi?”, la grande verità: “Sempre detto che lo sport fa male alla salute”.

La verità è che per Nessuno Fuorigioco, che ci ha regalato una giornata davvero indimenticabile, è bello e doveroso accumulare un po’ di acido lattico nei muscoli, rispolverare le scarpe da ginnastica, rinunciare a qualche ora di sonno. Perché il progetto di Nessuno Fuorigioco ha bisogno del nostro aiuto e supporto sempre. Perché è un progetto bello e difficile, che si basa su un concetti semplici ma affatto scontati: l’antirazzismo deve valere per tutti, il calcio è un gioco ma assomiglia alla vita, l’integrazione dev’essere una cosa concreta. A cominciare dai bambini e dal gioco, tutti sullo stesso campo di pallone, non importa l’origine.

Conoscere Nessuno Fuorigioco permette di scoprire un mondo sommerso dai pregiudizi del quale conosciamo molto poco. Consente di parlare con chi frequenta i campi Rom, si occupa dei ragazzini, si prende la briga di farli giocare ogni domenica, di portarli in ritiro d’estate, di procurar loro divise e scarpini. Appoggiare Nessuno Fuorigioco significa fare qualcosa di concreto per l’integrazione. Significa essere antirazzisti. Noi non possiamo mancare a nessuna delle loro iniziative. Voi date un’occhiata a quello che fanno.

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E comunque il grande squadrone CCCP si è portato a casa il premio della critica, l’ambitissimo premio “Stile”.

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PS: Non succede, ma se succede non possiamo averla persa: giovedì Casseta apre alle 17.30!

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