Il socio suona sempre due volte.

“Ma Vale, il pane?”. Sono le 20.30 di martedì sera e ci siamo dimenticati di questo piccolo ma significativo dettaglio. Significativo essendo il nostro un ‘Circolo Arci con cucina’. E se nel vocabolario italiano esiste il termine companatico qualcosa vorrà pur dire. Almeno che l’abitudine è quella di fare scarpetta. Ma noi non l’abbiamo comprato, ci siamo scordati. E fino a quando Marco non è uscito correndo dalla cucina con occhi sbarrati manco avesse appena previsto futuri anni di carestie, nessuno se n’era accorto. E la reazione a questa improvvisa presa di coscienza è proporzionata allo shock subito:

“E vabbé dai, per stasera diamo qualcos’altro?”, “Tipo?”, “Boh, i grissini?”.

“Vabbé dai, lo faccio.” Procedura del ‘lo faccio': impastare almeno uno se non due chili di farina, lasciar lievitare, cuocere. Pane pronto per la tarda, molto tarda, serata.

“Vabbé dai, non è avanzato nulla di vecchio?”

Per capire che uno di noi deve mettersi il cappotto e recarsi rapidamente al centro commerciale più vicino ci vogliono, tutti, parecchi minuti. Poi, superata anche la fase ‘vado io, no vado io, no vado io, no va bene vai tu, no io non posso andare è meglio se vai tu’, mentre i soci pazientemente si accomodano, la crisi lentamente si dipana. Jean Alesi va a prendere il pane e tutto si ricompone. La scarpetta con il sugo della pasta è salva.

Il livello della dimenticanza comunque è tale da essere ben rappresentativo del grado di rincoglionimento da noi raggiunto. Tesseramenti, feste, cene, nottate, discussioni. Compleanni. Ecco, soprattutto compleanni. Il numero di torte con candeline che escono dalla cucina nei mesi di novembre e dicembre è francamente impressionante ed è forse direttamente proporzionale al numero di tavoli vuoti presenti nei mesi di febbraio e marzo. Che poi, una volta erano le candeline a testimoniare il passaggio degli anni. Oggi sono stelline, razzi, petardi, fuochi d’artificio; arnesi per cui è necessario il porto d’armi e che non si spengono certo con un soffio e un desiderio. Tocca aspettare che finiscano il loro show e che la torta si sciolga. Aspetteremo con ansia gli anni della riscoperta della candelina rosa e della candelina azzurra. Come i pantacollant, le converse, il moncler, le acciughe al verde e il panino con la mortadella anche loro un giorno torneranno di moda. E costeranno carissime. Ma i compleanni torneranno ad essere feste sicure, senza vigili del fuoco in allerta.

Però anche la vostra stanchezza è percepibile. La valutiamo sempre dal grado di stravaganza delle richieste che ritenete opportuno fare. Andiamo dalla birra più leggera che hai (“La bionda”, “No, più leggera”, “Ma fa solo 4 gradi”, “Di più leggero non c’è niente?”, “Sì, c’è la birra allungata con l’acqua”), alla piadina senza affettati e senza formaggio, al “Io stasera posso mangiare solo legumi”, passando per il “Prenderei un Irish Coffee. Ma con il caffè decaffeinato, ché se no mi fa male”. Invece la panna, il whisky e lo zucchero sì che ti fanno bene. Ma anche dal livello delle discussioni nelle quali intendete trascinarci. “Ciao, vorremmo mangiare”, “Sì, ma apriamo alle 20.00. Sono le 19.10, sto lavando il pavimento”, “Vabbe dai, aspettiamo. Nel frattempo beviamo e mangiucchiamo qualcosa”. Certo, perchè invece fare cena in cosa consisterebbe?

Poi c’è tutta l’antologia sull’ingresso riservato ai soci: “Ciao, hai la tessera?”, “No, ma mi hanno detto che fate quella provvisoria”, “Mai sentita nominare. Cosa sarebbe?”, “Quella che mi dà diritto a stare qui senza tessera”. E già, scusa. Stupidi noi. E sul nostro campanello: “Ma ho suonato?” “Sì, eccomi qui. Sono venuta ad aprire”, “Ah, non capivo, fuori non suona.” Sì, è fatto apposta. Suona dentro, non fuori, come tutti i citofoni e i campanelli del pianeta. Se no chi ti apre? Il vicino appostato sulla panchina con le chiavi? Non so, un po’ questa cosa del campanello che deve infonderti sicurezza mi toglie il sonno. Ma l’ho sentita talmente tante volte che prima o poi urlerò “Arrivo!” tutto le volte che suonerete.

Comunque, stanchezze a parte, affronteremo insieme anche questo dicembre. Vi conforteremo quando sarete di ritorno dallo shopping compulsivo, ospiteremo i vostri festeggiamenti pre e post natalizi, assisteremo allo scambio dei regali e forniremo i digestivi e i superalcolici necessari ad affrontare tutto questo. E in un attimo sarà Capodanno. E il Capodanno, si sa, da tradizione lo festeggiamo insieme. Terzo classificato nella nostra hit parade delle feste di Casseta: Primo Maggio, 25 aprile, Capodanno. Nei prossimi giorni forniremo le indicazioni necessarie.

Ora ci preme ricordare che, a parte il fondamentale tesseramento a Casseta Popular, che ci consente di essere felici e contenti pure nel nuovo anno, ce n’è almeno un altro che va segnalato, perché se è vero che l’Italia è un bene comune, così come ci hanno raccontato ultimamente, in buona parte è merito loro. E’ il tesseramento ANPI 2013. Sulla neonata pagina facebook del Comitato Provinciale ANPI di Torino troverete le informazioni che servono. La Città di Torino è Medaglia d’oro della Resistenza, questo può essere un buon modo di dimostrare che ancora oggi ne siamo fieri.

Sì, sabato 8 dicembre siamo aperti.

Vi aspettiamo.

 

3 Comments

Add a Comment

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


× 9 = ottanta uno