Le partite, i libri e le cose di Casseta Estiva

“Già solo per questa musica e il dondolo, potreste far pagare un biglietto per entrare”. Quelli che ti fanno fare le 3 del mattino e raggiungono un po’ barcollanti il bancone per chiederti ancora una cosa da bere (la sete aumenta in modo esponenziale col passare delle ore), sono anche quelli che ti danno le soddisfazioni più grandi: colgono l’essenza e si godono la bellezza delle cose semplici. “Ma perché ad un certo punto non buttate fuori la gente?” è la domanda, da dodici anni a questa parte. Perché ci perderemmo tutto questo e perché, in fondo, è di notte che succedono le cose migliori è la risposta, oggi come ieri.

Ecco, la curiosa vita di Casseta Popular versione estiva è decisamente entrata nel vivo.

Sperimentata ogni condizione meteorologica possibile, dal caldo torrido africano alla fresca estate finlandese passando per il sempre piacevole caldo umido del Borneo con scrosci d’acqua improvvisi e violenti. Sperimentata anche ogni conseguente vostra forma di battuta possibile a riguardo. Possiamo considerate archiviato l’argomento fino alla prossima primavera.

Perso completamente il senso del tempo che passa e dei giorni che si accumulano. La domanda che ci facciamo più spesso tra di noi, dopo: “E i cani?” (domanda che sottintende, di volta in volta, un: ci sono, li abbiamo presi, hanno mangiato, bevuto, corso, che ne facciamo, chi li tiene, dove sono finiti di nuovo? E il bello della vita comunitaria a strettissimo contatto ventiquattr’ore su ventiquattro, ammesso che ce ne sia uno, è che ti permette di risparmiare al massimo le parole: un po’ di mimica facciale ma neanche tanta, uno sguardo ed è fatta. “Sì, i cani ci sono, li ho presi. Stanno correndo dietro al povero coniglio”), forse l’unica altra che ci facciamo, è: “Ma che cazzo di giorno è oggi?” “Boh. Forse è domenica” “Dici?” “Boh. È importante?” “No, in effetti no. Quanto manca alla fine?”.

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Accumulate già ennemila intestazioni di comande improbabili. “Ma chi è Sandro?” “Un signore”. Sguardo, mimica facciale ma neanche tanta. “Ok,ok… Dammi sto piatto, lo cerco io”. E facciamo così va. Facciamo che Sandro lo scriviamo solo se si tratta di un gemello siamese vestito di fucsia, di un parente molto molto stretto noto a tutti o di Bondi, il poeta.

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Ascoltate già moltissime domande su natura e composizione dei piatti, quelli senza segreti, chiaramente: “Com’è il riso basmati con rucola e salmone?”, “E la focaccia con lo stracchino com’è?”. Mai una volta che qualcuno chiedesse “Ma il piatto Chiedialbanconecomèfattoperchéèlunicosenzatuttigliingredientispecificatiinfilaindiana com’è?”. Dal prossimo anno menù solo con nomi di fantasia, così non ci priviamo dell’antico piacere di rispondere ad una domanda sensata.

Già archiviata anche l’esperienza: “Chi è che sta suonando?” “David Bowie”. Silenzio. Silenzio. Silenzio. “Non è qui. È nell’ipod.” Ci siamo ripromessi di farvi una sorpresa entro la fine della stagione. Non sarà comunque David Bowie dietro al bambù.

Sperimentate diverse forme di trasloco improvviso, di sdoppiamento, di aperture straordinarie e chiusure repentine. Viste le partite del Mondiale, in location e con mezzi diversi, ma Casseta Mundial conta ormai numerosi affezionati estimatori. Guardare le partite insieme, con commento da bar sport libero e birra in mano, alla fine non è affatto male. Ci piace. E quindi Casseta Mundial non solo continua ma entra nel vivo con l’arrivo degli ottavi di finale. Noi tifosi del pallone avremo di che essere contenti.

Ma in realtà le cose in programma sono tante e diverse. Cominciamo venerdì 27 con il primo appuntamento del piccolo Casseta Book Festival, un ciclo di incontri informali con giovani autori che hanno scritto libri belli. Venerdì alle 19.00 ci sono Gaia Giordani e il suo “Sei proprio una scema” (Ed Baldini&Castoldi). Chiacchiere, letture, aneddoti e parecchia sangria nel pratone di Casseta Estiva. Poi facciamo pure l’aperitivo. Perché ad una che ci ha dedicato un libro (“A voi che vi siete innamorate a vanvera”) non vogliamo far mancare proprio niente.

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Tredici giorni fatti, concentriamoci sul fatto che ce ne sono solo più cinquanta. Vi aspettiamo (anche non tutti e cinquanta i giorni, eh)

Vedervi arrivare dal vialetto al grido di “Ma le patatine le fate?” è comunque una grande, grande, soddisfazione.

Grazie, la vostra attenzione è commovente.

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