L’addio a Via Tripoli

(Ok, ci sono).
Questo è un post molto importante per me ma, sono certa, anche per qualcuno di voi. Forse più di qualcuno. In un live di parecchi anni fa, registrato negli studi di MTV (disco che peraltro io ho consumato), il cantante di uno dei miei gruppi del cuore prima di cimentarsi nella cover di “Lieve” dei Marlene Kuntz dice “e spero tanto che riuscirò a cantarla bene perché presenta per me qualche difficoltà”. Ecco, questa cosa che sto per scrivere spero tanto di scriverla bene perché presenta per me qualche difficoltà.

Ho la casella di posta intasata di messaggi in cui mi si chiede “Quando riapre Casseta?”. La notizia è che Casseta non riapre. Non adesso e non lì.
Quella che è stata la casa di Casseta Popular per una quantità di anni impressionante, per molti motivi non può più esserlo. Motivi che vanno dalla mia forzata latitanza in questo ultimo anno all’improvvisa dipartita di Casseta Estiva passando per una serie di problemi oggettivi e insormontabili legati proprio a quella sede. Tutti questi motivi insieme fanno sì che noi si debba dire addio a Via Tripoli 56, Grugliasco.

Manuel Agnelli in un suo celebre testo dice “Non c’è niente che sia per sempre”. È un concetto che non ho mai condiviso pur volendo molto bene al suo gruppo. Ho sempre pensato ci fossero cose che invece non muoiono mai. Ma proprio mai mai mai. Ad esempio alcune idee. Casseta Popular è, sopra ogni cosa, una di quelle idee.
Non starò qui a dire cos’è e cos’è stata Casseta Popular. Io ci ho vissuto dentro quindici anni della mia vita: quindici anni della mia vita ho regalato io a lei e quindici anni di vita ha regalato lei a me. Lì dentro abbiamo coltivato idee, sogni, progetti; abbiamo organizzato, sperimentato, vinto una quantità di sfide che non riesco più nemmeno a mettere in fila. Abbiamo riso e costruito, che sono forse tra le cose più belle che si possano fare. “Casseta è dove succedono le cose” dice sempre un amico che proprio Casseta Popular mi ha regalato ormai molti anni fa. Non dirò niente più di questo. Non è il momento, non è la sede e non è il motivo del post. Quello che mi preme dire qui e adesso è che Casseta Popular non muore. Non muore. Le idee magiche come Casseta Popular non muoiono mai, basta che ci sia qualcuno che continui a crederci. E noi siamo in tantissimi a farlo.

Negli ultimi mesi abbiamo cercato con pazienza una soluzione alternativa. Abbiamo visto molti locali, abbiamo letto annunci immobiliari, una quantità non indifferente, ci siamo spremuti le meningi. Ma non abbiamo trovato la soluzione giusta, una nuova casa che fosse adeguata e che sentissimo “nostra”. E visto che le cose bisogna farle bene sempre ma le cose come Casseta Popular bisogna farle bene e con amore, abbiamo dovuto schiacciare il tasto pausa. Abbiamo lasciato in via Tripoli 56 i muri e ci siamo portati via tutto il contenuto. E l’anima. Che quella un po’ ce l’abbiamo noi, un po’ ce l’avete voi. Casseta Popular si è trasformata per il momento in un’entità. Quando sarà, ripartiremo. Questo non è un momento triste: abbiamo scritto insieme un pezzo di storia di questa città. Un pezzo importante, se posso permettermi. Abbiamo finito il primo volume, troveremo il modo di cominciare il secondo.

Avrei voluto dire questa cosa a ciascuno guardandolo in faccia. Giuro. Chiaramente non è stato possibile ma è come se lo facessi adesso. Vi abbraccio forte e vi sorrido come è stato per quindici anni sulla porta di Via Tripoli o davanti al bancone. Chi custodisce con noi un po’ dell’anima di Casseta Popular sa com’è.
Ci vediamo in giro popolo di Casseta Popular.
❤️

Add a Comment

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


5 − = due