Il socio. Ovvero il tesseramento 2013.

I nostri soci fanno il sapone e le candele in casa. Ma anche le collane, gli orecchini, le borse. In generale, amano l’artigianato. Rispondono Yoga quando domandi loro che sport fanno. Ma anche Aikido oppure Scacchi. Giocano a calcetto scapoli-ammogliati come se giocassero la finale di Champions League. Poi arrivano a mangiarsi un hamburger con patate e si fanno dare il ghiaccio ché sai, hanno già fatto i crociati e il menisco e gli scontri di gioco sono come le sbornie, più passano gli anni, più ci va tempo a smaltirli. Sono vegetariani, oppure alzano gli occhi al cielo quando dici loro che sei vegetariano. Che palle, ‘sti fricchettoni. Si scambiano consigli sulla cura e la manutenzione della Pasta Madre. Pare che se la conservi vicino alle mele poi il pane profumi di mele. Bevono l’acqua del Sindaco. Bevono, in generale. Più robe alcoliche che non. Hanno comunque una passione ingiustificata per il chinotto. Dicono: “Scusa se ti disturbo”, “Sì, ma quando hai tempo” quando devono ordinare. Oppure urlano il tuo nome come a dire “Mamma ho fame. E’ pronto?”. Modificano i piatti del menù. Aggiungono quello, tolgono quell’altro. E quando hanno trovato l’alchimia perfetta, le danno il loro nome. Così, come fosse normale. Gente che si chiama Max ordina il piatto che ha ribattezzato Max e non ci trova nulla di strano. Nessuno ci trova qualcosa di strano. D’altra parte, delle consumazioni che si bevono, ne abbiamo già parlato.

I nostri soci suonano, cantano, ballano, recitano, scrivono, leggono, disegnano. Amano l’arte. A volte l’arte contraccambia e allora suonano, cantano, ballano, recitano, scrivono, leggono, disegnano per noi. E danno vita a spettacoli indimenticabili. Non sempre richiesti ed organizzati. Ma va bene così. Valutiamo progressi e suggeriamo migliorie. D’altra parte, qualcuno, partendo di qui, è pure diventato famoso. Ed è come fossimo diventati un po’ famosi pure noi. Anche artisti di fama sono passati di qui ma forse, alla fine, tra gli spettacoli più belli, ci sono proprio quelli fatti da chi mangia e beve seduto a questi tavoli. Mangia piatti con nomi propri di persona e beve consumazioni con nomi inventati. Sarà per quello. La fantasia al potere. In memoria di tempi in cui gli slogan non si limitavano all’avverbio.

I nostri soci sono generosi. Offrono da bere al bancone agli amici: “Ancora un giro, pago io”. Poi ti guardano, sospirano, e dicono: “Segni per favore ché sono senza soldi?”. Spesso sono senza soldi. L’arte pare non sempre paghi. Ma rinunciare ad uscire la sera mai. Rinunciare ad uscire la sera è punizione che non si meritano. E offrire da bere agli amici resta uno dei gesti più belli del mondo.  E allora facciamo ancora un giro, tanto qui segnano e poi perdono i biglietti su cui hanno segnato. ‘Sti fricchettoni.

Hanno letto molti libri, ma non sono mai abbastanza. Spulciano nella Biblioteca Popular e trovano titoli sulla psicoanalisi, sulla numerologia e sul Partito Comunista che non sapevi certo di avere. S’incazzano, discutono, lottano, protestano. Dio, quanto protestano. Forse non gli va mai bene niente. Continuano ad aspettarsi sempre e comunque qualcosa di meglio. E intanto fanno mattina confrontandosi su evolute teorie cospirazioniste. Sanno tutto della Uno Bianca, del Mostro di Firenze e di Lost. Ben conoscono il comandamento “Studiate, perchè avremmo bisogno di tutta la vostra intelligenza”.

Amano il calcio, odiano il calcio. Amano e odiano, ché altri modi pare non ce ne siano.  Sono onesti, anche quando non rispettano le regole. Non hanno una spiegazione per tutto ma quanto ci piace, nelle sere d’estate e d’inverno, passare le ore a parlare di niente. Ti chiariscono le cose. “E’ così, lo so.”, “E come fai a saperlo?”, “Non lo so, ma so che è così.”. Un buon consiglio non si nega a nessuno. Anche se sono molte di più le volte in cui parlano rispetto a quelle in cui ascoltano. Molte di più. Ma va bene così. Confidare nella deontologia professionale del barista è condizione fondamentale per potersi ubriacare sereni.

I nostri soci cominciano a settembre a domandarti quando arriveranno le tessere per il nuovo anno. Come se Natale non cadesse sempre lo stesso giorno, come se non fosse sempre novembre il mese in cui cominciamo a registare nomi e indirizzi. Per loro la tessera Arci si fa a Casseta Popular, punto e basta, a costo di farne due. C’è grande attesa. La Cena di Tesseramento è appuntamento imprescindibile. Tavolate rosse e grandi mangiate. Comincia l’anno nuovo con un mese d’anticipo.

E così, cari soci, da domani inizia il Tesseramento 2013, undicesimo anno. Stessa immutata e immutabile formula, la Cena di Tesseramento. Organizzatevi (perchè avremmo bisogno di tutta la vostra forza) e prenotate. Lo slogan è sempre quello: “Più polenta e più cous cous per tutti”, alla faccia delle camicie verdi. Decidete il giorno, scegliete uno dei due menù e telefonate. Se invece non siete stanchi di novità, con cadenza più o meno settimanale, vi proporremo una Cena Sociale a Tema e scegliamo tutto noi. Cominciamo Giovedì 15 con la Cena Sociale Indiana. Sì, quella con i pakora.


“E se avessero ragione i Maya?”. Qualcuno in effetti il problema l’ha posto. Non conoscendo la risposta rilanciamo con un’altra domanda: “E se essere soci di Casseta Popular fosse l’unica via di salvezza?”

Al solito, vi aspettiamo.

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