Il cuore dentro alle scarpe spiegato bene. O almeno, meglio.

In questi giorni in molti, incuriositi, ci stanno chiedendo ma cos’è esattamente questa cosa che fate sul calcio e che comincia la prossima settimana? Spiegarla bene in poche righe non è facile, ma proviamo a raccontarvela rimettendo insieme i pezzi di questi tre anni. Una visione d’insieme su ciò che è successo e su ciò che succederà nei prossimi giorni.

Nel 2013 ci venne quest’idea forse un po’ fuori dagli schemi per un circolo Arci: creare un piccolo Festival per parlare di calcio. Ma parlare di calcio liberandolo dall’urgenza della pura cronaca sportiva. “Il calcio non è cronaca, è racconto”. Niente risultati, commenti tecnici, polemiche. Noi volevamo parlare di calcio usandolo come strumento per parlare di uomini e per raccontare delle storie. Storie epiche, storie divertenti, storie poetiche, storie umane. E raccontare attraverso quegli uomini delle epoche, dei luoghi, dei sentimenti. 

Nel primo appuntamento della prima edizione, quella del 2013, abbiamo incontrato Eraldo Pecci (centrocampista del Toro dell’ultimo scudetto, quello del 1976) e con lui e i suoi innumerevoli aneddoti  (con il contributo di Roberto Savadori, Sergio Vatta e Stefano Roggero) abbiamo raccontato il calcio, il Toro e la Torino degli anni Settanta; nel secondo, abbiamo ricordato la figura di Agostino Di Bartolomei, capitano della Roma dei primi anni Ottanta, attraverso il figlio Luca e con la partecipazione di Simone Conte (Gazebo, Roma Radio); nel terzo, abbiamo cercato di spiegare il calcio alle donne, con il divertente e ironico spettacolo teatrale “Smalto e fuorigioco”.

Durante la seconda edizione, nel 2014, siamo andati alla scoperta dei campi di provincia e dei personaggi, a volte curiosi, che li abitano incontrando Luca Rinaldi e il suo “Fango, nebbia e pedate. La provincia dei campi di calcio” nel primo appuntamento; nel secondo, ci siamo fatti raccontare, in una serata davvero divertente, da cinque scrittori/giornalisti i loro amori calcistici inconfessati e inconfessabili, quei calciatori amati senza sapere bene il perché. Hanno partecipato Simone Conte (Gazebo, Roma Radio), Davide Coppo (Rivista Studio, Rivista Undici), Andrea De Benedetti (Guerin Sportivo, Slow Foot), Fabrizio Gabrielli (Rivista Undici, L’Ultimo Uomo), Fulvio Paglialunga (Rai, L’Ultimo Uomo, Rivista Undici); nel terzo appuntamento, infine, abbiamo seguito lo sguardo di una donna sul mondo del pallone incontrando Francesca Serafini, scrittrice, sceneggiatrice e tifosa appassionata. 

Ora sta per prendere il via la terza edizione di questo piccolo Festival che è cresciuto di anno in anno. Gli appuntamenti in programma sono cinque, dal 13 al 28 novembre 2015. Per questa edizione, abbiamo deciso di allargare il campo di osservazione: non più o non solo le storie dei singoli, ma la Storia, nel suo complesso. La Storia che irrompe nei fatti del calcio. Perché il calcio non ha un percorso a sé, il calcio è specchio di ciò che succede. E spesso spiega le cose meglio di altro.

L’intreccio tra calcio e politica è il comune denominatore di quest’anno. Viste dai campi di pallone e dagli spalti, vogliamo raccontare la storia della guerra in Jugoslavia, la storia di Hillsborough e di come siamo finiti dalle curve dritti seduti sui divani, la storia dell’Heysel e le storie del calcio militante, così come lo vivono in Irlanda del Nord, nei Paesi Baschi e in Germania.

Venerdì 13 novembre ore 21.30: 

“La Jugoslavia più forte di sempre.  Quando la guerra ruba la storia.” Le guerre di indipendenza degli anni ’90 hanno privato il calcio di un pezzo della sua storia: la nazionale Jugoslava a cavallo tra il 1990 e il 1992 era da tutti considerata geniale, piena di talento, elegante. Un viaggio alla scoperta di quella squadra e di quegli uomini a cavallo tra sport e politica per capire cosa ci siamo persi. 

Una nazionale, quella jugoslava, che per due anni domina la scena europea con risultati fatti di bellezza e sacrificio e che perde solo una partita, quella ininfluente contro la Danimarca, si prepara a vivere un Europeo da protagonista assoluta, da candidata al titolo. Poi, la guerra. E quell’Europeo da dominare lo vince proprio la Danimarca, ironia della sorte, ripescata all’ultimo.

Intervengono: Damiano Benzoni (giornalista, East Journal), Alessandro Gori (giornalista), Andrea De Benedetti (giornalista, Guerin Sportivo).

Sabato 14 novembre ore 21.30:

“96 bugie per una Premier League. Il disastro di Hillsborough equivoco alla base del calcio moderno”. Cos’hanno in comune Margareth Tatcher e le incursioni delle telecamere negli spogliatoi prima della partita? Perché allo stadio preferiamo il divano? Ha senso oggi dire che si “tifa” per una squadra, esattamente come si diceva 25 anni fa? Un’analisi del percorso che ci ha condotti al di fuori degli anni ’90, dal calcio che fu al calcio moderno, partendo dalla madre di tutte le bugie. Il 15 aprile 1989, Hillsborough, Regno Unito. 

Il calcio come oggi lo conosciamo è fatto forse più di televisioni, replay e divano che di stadio e gradinate. Proveremo a capire come siamo arrivati a questo calcio, sempre più legato a doppio filo agli introiti delle televisioni e sempre meno a quelli del botteghino, sempre più prodotto da vendere e sempre meno esperienza da fruire in prima persona, testimoniandola con la propria presenza all’interno di uno stadio. E partiremo nel farlo dalla madre di tutte le bugie: partiremo dalle 96 vittime di Hillsborough, da quel disastro che segnò l’occasione per rendere gli stadi sempre meno luogo del tifo e sempre più esperienza di pochi, indirizzando la politica che governa il calcio verso il dominio televisivo. Capiremo perché, alla base di una trasformazione epocale, ci fossero Margareth Tatcher e una bugia durata 25 anni.

Intervengono: Christiano Presutti (co-fondatore del collettivo Luther Blissett, con Luca Di Meo (Wu Ming 3) ha fondato il blog Fútbologia), Fulvio Paglialunga (giornalista, ha scritto per la Gazzetta dello Sport e per il Corriere del Giorno. Autore di “Ogni benedetta domenica” (ADD) tratto dalla trasmissione da lui ideata e condotta su Radio Rai. Collabora con Ultimo Uomo, Rivista Undici, Rivista Studio. Ora a Rai 1), Luca Di Meo (Wu Ming 3, scrittore, membro del collettivo Wu Ming fino al 2008, co-fondatore del progetto Fútbologia, autore insieme a Christiano Presutti del documentario “Nel pallone”), Andrea De Benedetti (giornalista, scrittore, ha lavorato per il Guerin Sportivo, il Manifesto, Tuttosport. È autore di diversi libri tra cui “Binario morto” con Luca Rastello).

Giovedì 26 novembre ore 21.30: 

Incontro con Gian Luca Favetto in compagnia di Beppe Quaglia e Leandro Agostini. Presentazione del libro “Il giorno perduto. Racconto di un viaggio all’Heysel”. La storia di un viaggio verso Bruxelles compiuto da due parti dell’Europa, la Valchiusella nel Torinese e Liverpool, in Inghilterra, da quattro ragazzi tifosi.

Gian Luca Favetto è scrittore, giornalista, critico cinematografico e teatrale. Collabora con La Repubblica e conduce programmi radiofonici su Radio Rai.

Venerdì 27 novembre, ore 21.30:

“Pareggia o Raddoppia?” Il grande quiz del calcio. Per quelli che sanno dove nacque Geronimo Barbadillo (Lima, 1952), ma anche per chi la domenica pomeriggio guardava Corrado in tv invece di andare allo stadio. Abbigliamento sportivo (maglie, sciarpe) consigliato.

I quiz che sono diventati celebri a Casseta Pop. Ne abbiamo fatti sugli anni Ottanta e sugli anni Novanta. Ora ci cimentiamo con il calcio ma senza tralasciare la cultura generale e tutto il resto. Stessa squadra di sempre:

Conduce Maurizio Blattoarbitra Giorgio Pilon.

Sabato 28 novembre, ore 21.30:

“Un calcio al fascismo – Storie di calcio militante tra Amburgo, Derry e Bilbao”.

Il calcio quando è bandiera, strumento di lotta e rivendicazioni; il calcio quando ancora è un tutt’uno con la politica, così come lo vivono in Irlanda del Nord, nei Paesi Baschi e ad Amburgo. Parleremo di indipendenza e autonomie e racconteremo la storia del St. Pauli.

Intervengono: Edoardo Molinelli, (Minuto Settantotto, Athletic Club), Alessandro Colombini (Minuto Settantotto, autore di “Strikers – Viaggio in Irlanda del Nord tra George Best e Bobby Sands”), Marco Petroni (autore di “St. Pauli siamo noi – Pirati, punk e autonomi allo stadio e nelle strade di Amburgo”).

Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso libero riservato ai soci Arci

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